FINISTERRAE 20 ANNI DOPO

L'intuizione sfuggita

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Località: Italy

Più di 20 anni in rete e centinaia di post, altrettanti incontri e molte questioni irrisolte: questa è stata finora la mia vita qui. Mi ha deluso e mi avete deluso! Poca vera comunicazione, paletti ovunque, equivoci a gogò. Pretendo troppo? Non credo, volevo solo un minimo di educazione se poi ci fosse anche cultura sarebbe perfetto. Questo è un blog "finito" e in se concluso, i testi sono tutti programmati, molti di essi risalgono a decenni fa in era pre-web: ho scelto un vecchio e amatissimo template, centinaia di immagini ed ho provato a giocare seriamente come molto tempo fa. Questo spazio è solo una traccia del mio passaggio nell'ambiente virtuale, non chiede nulla e nulla cerca. Addio.

giovedì 11 gennaio 2024

Il maggiore pericolo che si corre nell'affrontare l’argomento “scrittura” su un articolo di un blog sconosciuto, da perfetto sconosciuto ( siamo tutti così), è quello di apparire saccente. Invece io vorrei dire alcune cose da lettore e basta: certo un lettore con una certa pratica di scrittura e molti anni di rete sulle spalle. La scrittura è comunicazione a parer mio, trasmissione di concetti, esperienze, emozioni. Non c'è modo più elevato di conservare la propria traccia esistenziale nel tempo della scrittura. L'esercizio "libero", come quello esercitato qui per esempio, è importante certo ma poi entrano in gioco altri fattori e non sempre essi sono quantificabili e prevedibili. Dipende per es. dalla cultura personale di chi scrive e di chi legge, dall'abitudine alla lettura di qualcosa che superi le tre righe dei social. Ma la scrittura, a qualsiasi genere letterario si rivolga, è soprattutto una liberazione per chi la produce e un'avventura per chi ne usufruisce. Non c'è una cifra stilistica sempre uguale da riferimento, vi sono testi che pur essenziali e nudi entrano dentro immediatamente, altri ben costruiti e "nobili" che restano irrimediabilmente fuori. Quello che mi da più fastidio nei testi che affronto da lettore è la forzata e snobistica presunzione di voler essere a tutti i costi "di tendenza", di volersi inserire in una cerchia ristretta da elite culturale….pur di raggiungere questo scopo ho letto testi inguardabili, astrusi, fumosi e pieni di spocchia salutati con grandi applausi da una cerchia ristretta di aficionados di quel blogger. Il web è pieno di esempi simili, all’inverso testi bellissimi, luminosi e originali fanno la muffa in certi blog dove trovare un commento e un lettore è una rarità. D’altronde nella letteratura ufficiale conosciamo esempi perfetti di scrittori o poeti quasi sconosciuti che hanno lasciato una traccia indelebile nell’animo del lettore pur senza avere nulla delle cose che oggi fanno un caso letterario di un libro. Ci sono decine di titoli in libreria che hanno come autori il politico di turno, l’attore, l’attrice, l’anchorman, il giornalista che improvvisamente vengono omologati al rango di scrittori ma ne sono lontanissimi. Un libro se è buono entra, ti obbliga a riflettere. E ti porta via. Si scrive per l'altro, per gli altri ma soprattutto è l'altro che ci abita che scrive. Non illudiamoci che le nostre scritture possano rappresentarci. Esse sono aliene, sono lo specchio infranto di ciò che non siamo più. Quante volte - ti sarà capitato - hai ripreso in mano delle pagine scritte anni addietro e ti sei stupito di quello che scrivevi. Ora non lo avresti nè pensato nè scritto. La scrittura provoca questa alterità: in sè e per sè. Platone scrive nel "Fedro" che la scrittura travisa, inganna. Ma è il primo discepolo di Socrate - morto per non aver scritto nulla, e ancora oggi nessuno ci ha sufficientemente spiegato perchè il non scrivere sia stato più efficace dell'averlo fatto - a utilizzare la scrittura per mettere, in forma dialogica, in rilievo la necessità della testimonianza non solo orale. Si scrive nel blog perchè non c'è una motivazione reale che lo imponga. Non è un riempire un vuoto. Si scrive perchè è necessario farlo. Come cibarsi. Non ti nutri perchè hai solo fame. Lo fai per non morire. E per non morire, si scrive. La scrittura preserva dalla fine. Forse è la presa di coscienza del nostro essere transeunti.

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Secondo me il tempo dei commenti si è esaurito, e comunque che qualcuno ne lasci qui sarebbe un evento rarissimo.

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