Ho poco tempo, forse sto per diventare una persona seria, una di quelle che dedicano praticamente tutto al lavoro. Sta cosa mi fa nessun piacere, la subisco e mi rompe maledettamente.mercoledì 4 novembre 2009
ETIMOLOGIA
Ho poco tempo, forse sto per diventare una persona seria, una di quelle che dedicano praticamente tutto al lavoro. Sta cosa mi fa nessun piacere, la subisco e mi rompe maledettamente.sabato 24 ottobre 2009
CARMELINA
Quando piove divento acqua e mi lavo via, mi annullo e sparisco. Almeno credo di sparire e invece ritorno sotto altre forme, le guardo, mi compiaccio e poi mi incazzo perché non cambia mai nulla.
-" Allora usciamo stasera?"
-" Si, d'accordo, ma..."
-" C'è un ma Carmelina?"
No non c'è nessun ma, ci sono i soliti gesti le solite prove le solite ansie. Piero è sempre lo stesso, riveduto e corretto, deve riconoscere che sono soltanto le donne a tentare qualche cambiamento. Carmelina è l'esatto opposto di Giulia, è bruna, ha un seno magnifico e parla malissimo ma sorride benissimo, ho la sensazione che mi prenderà per il culo facilmente ma io non aspetto altro, sono talmente stufo della solitudine di me stesso, del mio rimuginare e del mio darmi ragione che Carmelina mi sembra una dea. Stasera usciamo Carmelina, stasera ti racconto un sacco di cose: riderai con quel vestito nero dal quale sembri voler scappare fuori e con il golfino rosso sulle spalle. Io invece di guardarti le tette ti guarderò le caviglie e le scarpe che indosserai, finora in tre volte ne hai cambiato tre paia. Stasera vediamo il quarto paio.
Carmelina, fossi in te inventerei una scusa e mi lascerei cuocere nel mio brodo per altri tre o quattro giorni, ma tu per fortuna non sei me ed hai una gran voglia di avventura cioè di starmi ad ascoltare, di incrociarmi le tue splendide gambe davanti, di giocare un po'... Di fare finta di essere stata sedotta infine. Sono troppo stronzo, troppo vecchio e troppo abusato, e se invece tu fossi l'occasione nuova della mia vita, se tu fossi il mio sogno che divento un coito che si trasforma in amore? Carmelina ho deciso di darti la mia speranza ho deciso di inchiodare il mio pozzo nero e di bagnarmi completamente sotto l'acqua, questa sera. E adesso metto un punto anche a questo post. Guarda non ci inserisco nemmeno una immagine, niente, solo l'idea di te. Della mia non frega niente a nessuno perché la conoscono tutti: bocciata! La tua invece, cavolo la tua nuova di zecca è esplosiva come la tua sensualità ed io sarò lì come uno scemo a subirla. Ma quale pizzeria Carmelina, ristorantino ed angolo appartato così posso raccontarti tutte minchiate che voglio. E tu riderai trattenendoti col bicchiere di vino vicino agli occhi.
mercoledì 14 ottobre 2009
FANGO!
sabato 3 ottobre 2009
L'ISOLA DEL SOLE.

giovedì 1 ottobre 2009
LA PRIMAVERA DI PRAGA AL SUD
Mi rompo le palle da morire in questi ultimi giorni ma non posso chiudere anche questo spazio che poi dopo una settimana mi riviene voglia e devo aprirne un altro perchè questo è "usurato" ed io voglio cose nuove perchè sono un vecchiaccio rompicoglioni. Il blocco del blogger è malattia diffusa solo che alcuni si salvano postando tette e culi o minchiate apocalittiche o facendo gruppo; questa è una tecnica molto buona e funziona così. Primo devo avere audience a qualunque costo. Secondo si sceglie il "target di riferimento e, se non si è già adeguati, ci si adegua. Terzo si comincia con io commento in linea da te che hai 50 lettori e tu lo fai da me che ne ho 2. Quarto si fanno i meme, e si lanciano gridolini di gioia ad ogni intervento. Quinto si da ragione a tutti, si fa branco. sesto mi sono rotto la minchia di scrivere il settimo. Io ho solo questa vita che va così così e un grande passato dietro le spalle ( sono modesto lo so). Quindi vi racconto che cosa facevo io mentre il 5 gennaio del 68 iniziava la Primavera di Praga. Io mangiavo saizza cu u sucu a Castelvetrano, prov di Trapani. Non ero a Milano ed ero distante dal flusso vitale delle idee e degli eventi che interesavno iL mondo. Ma a me in quel momento non me ne fotteva niente: il sugo era meraviglioso ma mia nonna Maria stava male. Eravamo lì per questo, da bravi meridionali tutti vicini all'inferma che tanto inferma non sembrava: d'altro canto la glicemia mica si vede! Il giorno prima della Befana io l'ultima cosa cui pensavo era Milano e il suo liceo, e poi sinceramente di Dubcek e di Praga nell'ambiente giovanile della sinistra che frequentavo io non fregava a nessuno; il nodo non era la Ccoslovacchia ma il Vietnam, non piazza S. Venceslao ma i vietcong ed un'intera generazione condannata a morire nelle risaie e nella giungla asiatica. Voi non potete immaginare cos'era discutere di quello. Voi non potete capire quanto odio, quanta speranza e quanta voglia di altro ci fosse nei ragzzi che nel 68 avevano 16 anni e il Vietnam sulle palle.
In Sicilia tutto questo io non lo sentivo; sapevo che c'era ma era un'immagine da libro di storia. E' difficile vedere Lyndon Jonhson fra le colline della valle del Belice, ancora di più immaginare il movimento studentesco fra le rovine greche di Selinunte. Io arrivavo, scendevo dall'astronave, mettevo in funzione il traduttore spaziale e cominciavo: " Zio comu sì? Bbedda matri che cavuru...etc etc". Potevo discutere col prof. Oliveri delle posizioni di Mario Capanna alla Cattolica? Però io le conoscevo, messe da parte per un po' insomma. Non sono mai stato un ideologo ad oltranza io, riesco ancora a fottermene se la natura mi mette in condizione di farlo. Ai primi di gennaio del 68 ero in una vacanza insperata e, visto che la glicemia della nonna non si sistemava, probabilmente più lunga del dovuto: una pacchia. Però i giornali a casa mia si leggevano e la tv si guardava: Praga era solo una notizia come tante e Dubceck uno strano uomo col naso a pera e i modi gentili, l'europa dell'est e e l'onnipresenza sovietica per me facevano il paio con quella americana, era quasi un contesto da sfida calcistica inter - milan o giù di lì. Non parlai nè a Milano nè a Palermo con nessuno di questa primavera praghese fino al giorno in cui ( il 20 di agosto) essa finì. Discorso diverso l'anno dopo per il suicidio esemplare di Jan Palach, molto diverso e duro. La morte del ragazzo ci fece interrogare ma non ne uscì niente di buono, solo più odio e meno comprensione, solo ideologia contro ideologia. Ricordo che pensai che Jan si fosse ucciso per niente. Neanche la canzone di Guccini mi smosse l'animo , peccato. Ma questo ripeto, avvenne l'anno dopo, nel 69. Prima mentre una notte digerivo i cannoli di ricotta e l'idea di tornare 2 giorni dopo a Milano, fui svegliato dall'urlo della terra: La valle del Belice ballava come se fosse sulla sdia elettrica ed io me la feci sotto dal terrore, altro che Praga.
Tutto spazzato via in una decina di secondi. Andare via qualche giorno dopo, riattraversare lo stretto fu una sensazione diversa da tutte le altre, più dura e concreta, più matura direi e da uomo.
martedì 29 settembre 2009
PRESA DI COSCIENZA

venerdì 25 settembre 2009
Da Quarto al Volturno, da Anna a Piero, le strade d'Italia finiscono tutte qui.
Per scendere o salire ci sono tre direttive principali finora, più in la chissà ( il regno delle due sicilie non è sparito del tutto belle gioie): la prima è quella garibaldina, imbarco a Quarto, traversata e sbarco a Palermo (10 ore di navigazione, bella placida e istruttiva) Palermo e non Marsala perchè ormai il territorio è tutto piemontese. Seconda direttiva: autostrada del sole che però finisce dove si è fermato il Cristo, da lì in poi avventure alla Indiana Jones, paesaggi assolati e cambi di corsia.
Terza direttiva l'oriente: la costa adriatica dolcissima e sabbiosa con i monti d'Abruzzo a custodirti dall'alto; se hai tempo da perdere perdilo in Molise, Abruzzo Puglia o Basilicata, non te lo ha detto nessuno che devi arrivare subito sullo stretto! Ah il Gran Sasso, Ah il Salento, ah Matera, Ah il Pollino....

Ricominciamo. Salivo e scendevo ( sarà per questo che mi è spuntato l'animo erotico?) e lo facevo d'estate e l'estate era per me la scoperta dell'altra Italia, quella che si nasconde la in fondo, attaccata al culo dell'Africa. Mi domando perchè io sia stato tanto fortunato da avere dentro la bassa con i sui filari di pioppi lungo il grande fiume e lo smarrimento azzurro delle Egadi col vento che viene dalla Tunisia e ti riempe le narici di odori salmastri. Anna perchè? Troppe anime dentro, innamorate e vicine solo dentro i miei occhi perchè fuori....guerre continue.
Avevo 16 anni nel 1968 ed ero in Sicilia fuori tempo: problemi familiari e una nonna che stava male. Fu l'ultimo Natale vero della mia vita, finora, un Natale col freddo, i dolci di ricotta, la salsiccia, le zampogne e il profumo della salsa preparata l'estate precedente e messa in bottiglia ad attendere una rientreee clamorosa. Decidemmo di fermarci ancora una quindicina di giorni, troppe le cose da sistemare, un vero regalo per me e la mi voglia di mare d'inverno.

Era la notte del 14 gennaio quando compresi cosa significhi aver paura ed essere indifesi; mi svegliò il ruggito eterno della terra, lungo, rabbioso, ipnotico, e vidi la cima della vecchia casa di mia nonna ondeggiare e arrivare quasi a a toccarsi con la casa dall'altro lato della strada. Di mattina presto accompagnai mio zio Vincenzo che era fotografo sui luoghi del disastro, stretti e silenziosi su un camion dei Vigili del Fuoco.La morte era lì, a due passi, Gibellina e Montevago erano solo un cumulo di rovine. I soldati ci si arrampicavano sopra e gridavano: " c'è qualcuno, c'è qualcuno, c'è qualcuno..." In quei centri della valle del Belice non c'era nessuno, i cani correvano via fra i soccorritori ma erano cani randagi non cani lupo addestrati come quelli di oggi. Vidi sporgere fra le rovine di una casa un braccio alzato...
Non l'ho più dimenticato, mai più.


