Il gioco sporco
Teheran, Damasco, Gaza: il triangolo della morte del terrorismo islamico. E l’ipocrisia occidentale che finge di non vedere.
Israele oggi viene criminalizzato per quello che, se lo facesse qualcun altro, sarebbe definito “lotta al terrorismo”. Ogni missile su Damasco, ogni raid su Gaza, ogni operazione contro Hezbollah è una mano alzata contro il progetto di morte che parte da Teheran, attraversa la Siria e arriva fino a Gaza.
È un triangolo preciso, il triangolo della morte:
Teheran, regia finanziaria e ideologica del terrorismo islamico mondiale.
Damasco, il ventre molle da cui transitano armi, uomini, soldi.
Gaza, la vetrina propagandistica dove si gioca la farsa della “resistenza” con il sangue dei civili.
Chi non lo vede o mente o ha ancora il cuore impregnato di quell’odio per gli ebrei che la storia ha solo costretto a vergognarsi di esprimere.
Israele combatte non solo per sé, ma per un mondo troppo codardo per fare la sua parte. E mentre i soliti progressisti da salotto strillano “genocidio” senza capire nulla di cosa sia una guerra, va ricordato che la Storia è già passata da qui.
Quando gli americani e gli alleati bombardavano la Germania, nessuno si scandalizzava dei “civili morti”: c’era una causa nobile, la libertà. Quando i partigiani sparavano ai fascisti, non c’erano dubbi su chi fosse il male e chi il bene.
E oggi? Perché Israele che abbatte i suoi carnefici vi fa così paura? Perché c’è una parte di voi che quel male non vuole sconfiggerlo: vuole solo che vinca qualcun altro. Magari chi, da secoli, promette di “finire il lavoro con gli ebrei”.
Israele bombarda? Sì.
Israele uccide? Sì.
Ma lo fa perché qualcuno deve farlo. Perché se non lo facesse Israele, tra poco sarebbe la volta dell’Europa. E se pensate che non sia così, avete la memoria corta o il cuore marcio.
Non è Israele a dover chiedere scusa. Dovrebbe farlo un Occidente che si gira dall’altra parte, troppo vigliacco per riconoscere che la libertà ha un prezzo. E che troppo spesso, nella storia, sono sempre gli ebrei a pagarlo per tutti.
